Lui le ricordava un altro sorriso. Lei si stupì di fronte a quella bocca che sorrideva in modo particolare, con la parte centrale del labbro superiore a punta verso il basso. Fu colpita dal quel sorriso fresco e dagli occhi verdi come la sua divisa.
Sara si accorse che le piacevano gli uomini in divisa, non avrebbe mai pensato di subire tale e così comune fascino. Aveva amato i camici bianchi, sì, sono divise pure quelle.
Ora le capitava di scoprire che davanti a quelle stelle cucite su uniformi, a volte si celavano uomini autentici e pieni di responsabilità. Lei ricercava la sua autenticità e la scopriva stranamente lì, coperta da una divisa. Guardava le foto di lui che "arrivavano dal fronte di guerra afghano": aveva uno sguardo malinconico e provato, aveva gli occhi di un ragazzino così come le era apparso la prima e unica volta che si incontrarono dal vivo. I loro sguardi continuarono via web attraverso l'obiettivo mosso di una cam. Quegli occhi color verdemilitare luccicavano come una verdefinestra, per lei erano simbolo di un dono, così come il suo nome.
Lui, il ragazzo dentro una terra piena di rabbia e misteriosa umiliazione. Lui la cui camera esprimeva le sue paure: mai soffocate, mai sdrammatizzate artificialmente ma sentite e esorcizzate da un desiderio del corpo. Un desiderio di vita forte, uniforme e vero come la morte, ben formato come il suo corpo.
Le raccontò dell'inquieta paura di fronte una mina antiuomo che a pochi minuti sarebbe esplosa, di come soffrì, vedendo un militare colpito in un piede sempre da una mina. La follia della paura? No, non è follia ma ragione, è logica e visitata paura. Quel sentimento da cui Sara si era sempre ritirata fin da piccola, che mai aveva visitato appieno, o esplorato intrepidamente come un castello vampiresco la notte...neppure i film dell'orrore era capace di guardare. Entrò a fondo ad una paura solo una volta nella sua vita, perchè non vi era scelta e appena possibile la scansò. Le sue paure erano in passato legate proprio a un desiderio personale. Forte come il suo primo orgasmo.
Questa conoscenza le diede un chè di romantica antichità: di donne di altri tempi che scrivevano a un soldato. Pensava alle crocerossine nei racconti di guerra di Hemingway o alle donne sioux che aspettavano i loro cacciatori. Pensava alle donne che aspettavano il rientro di un figlio o di un compagno da una missione di guerra. La donna che attende e l'uomo che di quella attesa ne ha contenimento e forza. Era la storia di sempre fin dall'antichità. L'uomo battagliero ed esploratore e la donna ferma che aspetta il suo ritorno, che sa realmente cosa significa aspettare, accogliere e calmare. E fa tutto questo per un desiderio. Altri (e romantici) tempi.
Oggi invece c'erano i loro corpi entrambi asciutti e presenti, semplici e sensuali, entrambi col bisogno di sensazioni intime e abbaglianti per contrastare la paura dell'altro. La paura di sentirsi carezzati dalla morte. Il bisogno di riempire il buio della vertigine vuota.
Tutto ciò non è mai solo carne e corpi. E' fusione, sì, forse anche confusione. E' calore rosso d'inverno e sangue che vive. Paure ascoltate e volute. E' pelle, abbracci e carezze e baci. E' ghiaccio di fuoco e brividi. E' eco ed esperienza. E' una zingara che si muove sinuosa dentro l'inverno e attorno alla luna. E' abbandono senza pazzia.
Il suo cuore auspicava un bouquet di sensazioni da chi le sapesse rubare un sentimento.
1 commento:
e' sensuale e romantico ,e non e' tanto la storia che colpisce, ma il tuo stile inconfondibile che ne dscrive i contenuti,percio' ti dico ancora, sinceramente....brava!
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