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domenica 31 luglio 2011

Accendo la luce a un sogno.


 lunedì, 27 giugno 2011 alle 16:50

Vivo pensieri solitari
vivo sogni mai nascosti
vivo un' oasi toccandola.

Brilla una stella sopra il mio tetto
è come una puntina di diamante
ma forse è un aereo che va...

E allora stacco la mente da un sogno.

di Sabina.Kundera

Zodiaco fissato

Aquario

acqua eterea
sai pulire e sporcare

spegnere e brillare
nutrire e distruggere

sono state fatte danze per invocarti
e un'arca per fuggirti



Libra -ta
La puntigliosità non è necessaria
il giudizio ci chiude in uno schermo monotematico

Il fragore rosso delle chiacchiere acceca
e l'azzurro intenso schiarisce la nostra vita

porgerò il mio piatto al sussurro gridato
alle spine seccate da un sole avvolgende
al triste volto dell'apparenza

peserò gli urli sbeffeggiati
per capire meglio il mio vicino
e la mia rabbia a piccole dosi per farne compassione

di Sabina.Kundera

sabato 30 luglio 2011

Remember (un sogno).

mercoledì, 23 marzo 2011 alle 17:44


Teresa amava il mattino solo quando non doveva lavorare. Amava starsene a casa, la sua casa. Le piaceva ascoltare i rumori che entravano dall'esterno di quel totale silenzio.
Ma amava anche i tramonti, perchè amava le sue oscurità. Le piacevano le persone che manifestavano quel tramonto. Lo trovava veramente romantico in una persona, e spesso se ne innamorava, anche se donna. Era una vicinanza compassionevole che le faceva bene, la faceva sentire viva, "perchè quello è il significato della vita".

Davide le tornava spesso alla mente, la sua bocca. Il suo sorriso discolo. I suoi occhi spalancati. I suoi capelli. Lunghi. Le sue braccia da africano, lo ricordava biondo, chissà come mai. E lo vedeva come un personaggio dei cartoon giapponesi, o di Milo Manara.
Lo pensava nel suo vecchio appartamento, dove si erano incontrati per la prima volta.Lui che riempiva il pianerottolo.La camera con le lenzuola bordeaux. La giacca (gialla) di lei che cadeva nel pavimento e lui che gliela toglieva:"bella questa giacca"...

E lo pensava nudo completamente ad aspettarla nel suo letto. Lei che suonava alla sua porta. Lui che dalla finestra al primo piano si affacciava riempendola. Il suo secondo appartamento era come una torre, con le scale a chiocciola che portavano al suo letto di sopra. E la cucinetta di sotto dove si poteva parlare. E lei pensava: "la Torre di Jung"...

di Sabina.Kundera