La prima volta che lo vide fu davanti alla porta di casa
dell'allora suo appartmento in affitto. Da ciò che si era detto di lui,
Sara si era fatta un'immagine di ragazzo dal viso chiaro e quasi
angelico, invece
le apparve alla porta altissimo e con lineamenti forti e
maschili...le ricordava un che di scimmiesco o meglio un che di arcaico
quasi, ma biondo. Come un'immagine da libro delle elementari sugli antenati
primitivi.
Oggi,
erano passati anni da allora ma Sara ricordava ancora come si sentì in
quel mentre. Si sentì fortemente inadeguata a quella situazione. Due
sconosciuti piombati nel suo appartamento, appartamento tra l'altro
piccolo per la loro costituzione fisica. Vergogna di lei e inadeguatezza del rapporto che era in
obbligo e in procinto di crearsi. Lui le piaceva già da ciò che si era
detto sul suo conto, ma ora lei, lo sentiva come un ragazzo diverso da
quell' immagine uscita da una descrizione. Un ragazzo egoista. Ecco fu
quella la sua primissima impressione... Questo fu
il primo impatto. A distanza di anni, Sara riflettè che più che egoismo
era narcisismo. Era la prima volta che incontrava un narciso forse, o
sicuramente la prima volta che ci rifletteva.
Quel giorno
andarono
tutti al mare. E lei fu allora che ne fu colpita. Lui metteva passione
in quel
gioco di sassi lanciati, lui lanciava quei sassi marini e senza saperlo
la colpiva, la colpiva con lo sfoggio dei suoi libri e della sua
curiosità
presente in ogni cosa. Curiosità passionale e malinconia e abbandono
nel corpo e negli occhi, non aveva ancora trent'anni...
Il suo nome: Davide, lo stesso nome di suo
cugino. Sara aveva un cugino più grande di lei di quasi vent' anni, che
aveva sostituito a volte la figura di suo padre. Era un uomo efficiente,
rassicurante, sicuro di sè, al quale anche la madre di
Sara si rivolgeva per avere aiuto o consigli. Era una figura idealizzata
da tutte le donne della famiglia. Ricordava ancora quando da piccola, all'età
più o meno di quattro anni, tra le sue braccia lei gli promise la sua
mano. E fu l'unica persona con il quale Sara pianse la morte del padre. Sì, un uomo decisamente troppo idealizzato.
Con
Davide iniziò il periodo dei narcisi e della fioritura di cose ferme o
nascoste. La fioritura da semi soffocati dal freddo e il nutrimento
semplice e naturale con l'acqua alle radici ancora salvabili.
A lui piaceva chiamarla Teresa, nome preso dal personaggio di Tereza ne "L'insostenibile leggerezza dell'essere". Tereza/Teresa che
tutto trasforma in epifanie e che soffre come una bestiolina, come un
cucciolo di cane, per i suoi sentimenti. Straziante per ogni cosa, che
ama con tutta se stessa a causa della sua passione e non lo fa quasi mai
in silenzio. Teresa /Tereza che si allontana da quel comunismo da paese dell'est d'Europa o da setta americana. Tereza/Teresa con quella madre pesante e ospedalizzata.
E
lui poteva essere Tomàs ma anche Edward mani di forbice (di Tim Burton).
Quell'aria malinconica che affascina tutte le donne, - Sara pensava sì, -
non c'era donna a cui non piaceva. La madre di lui le aveva detto
che è o amato o odiato e le aveva annuito sul suo gran cuore.
Le
sue mani creative come quelle di Edward, però non possono abbracciare senza ferire o
ferirsi. Sara lo
abbracciò insicura. Nessuno descrive meglio di Edward il patema di
un narciso, e le favole restano pur sempre leggere.
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