giovedì 8 dicembre 2011

Lilli (lilith)

Quel pomeriggio andammo assieme in una casa in campagna per comperare della verdura da una contadina. Mentre aspettavamo che la signora si liberasse da altri clienti, sbucò fuori da un lato un cucciolo di un gattino: E' una femmina, dissi. Ricordavo di avere letto da qualche parte che i gatti tricolore sono sempre femmine per dei giochi di DNA che non ricordo.
Camminava debolmente e non in linea, si trascinava quasi a nascondersi tra i fili d'erba delicati, così piccola ma già esausta.
Poco più in là vedemmo anche la madre e i suoi fratelli. Questi si attaccavano con voracia e quasi rabbia alle mammelle materne come a seccarle. La mammagatta sembrava vecchia, era piccola e di un grigio scuro consumato e sbiadito. La piccola tricolore si portò  dalla madre tentando di prendere qualche goccina di latte (non so perchè ma ebbi l'idea che a lei sarebbero bastate anche solo tre gocce per riuscire ad alzarsi) ...si avvicinò ma i suoi fratelli non le lasciarono spazio, lei non lottò per averlo, nulla fece la madre per darglielo.

"Portatemene via uno" sbruffò la signora. Mia madre non disse nulla, la vidi guardare quel piccolo cucciolo di femmina dai bellissimi colori rosso, grigio e bianco, pelo spettinato."La chiamo Lilli" mi disse in auto, "così come mi chiamava mia madre da piccola".

Mia zia, sorella maggiore di mia madre, mi ha raccontato che un giorno, mia madre adolescente fu portata in visita da un medico specialista perchè pensava, a causa di un po' di peluria di non essere una donna. Il medico le visitò tutto il corpo e la sua diagnosi fu:è una donna con tutti gli attributi e anche più!
Fu l'ultima figlia di una nidiata di cinque, da una madre ormai prossima alla menopausa. Nacque che era molto piccola e la madre non aveva il latte a causa della sua età; i suoi fratelli erano già grandi, quasi da matrimonio; non fu quindi programmata, nè forse desiderata.
Vedo che quando scrivo torno spesso a lei, più che a mio padre. Un astrologo una volta mi disse che il mio destino è quello di mia madre, ma io non finirò come lei. E' il destino di una donna non "espressa" per quelle che erano le sue possibilità. Anzi meglio, le sue potenzialità. O come direbbe semplicemente Jung, la sua natura.
La sua è la storia di una donna con la D maiuscola che non è stata creduta. Non ha scoperto che esisteva la sua D di donna dalle belle forme (piccole e belle forme), dal cuore sognante su letture di libri della biblioteca parrocchiale e dalla possibilità di essere un'intellettuale poco pratica. Ma fece l'errore di domandare il suo futuro agli altri "solo" per essere accettata dal padre.Mi viene in mente la storia biblica delle lenticchie rosse vendute per una primogenitura o prese per perderla.

Il mio bisnonno, una figura quasi mitologica della mia famiglia (si racconta della sua altezza di quasi due metri e della sua forza capace di schiacciare le mandorle con le mani), prendeva spesso mia madre sulle sue ginocchia. Poi le dava cinque lire.
Un giorno passeggiavo con lei sempre in campagna, mi raccontò che suo nonno usava chiamarla col nome di una prostituta che si sapeva frequentasse (Amelia invece che Elia) e che suo padre  li canzonava. Una storia che mi fece rabbrivididre e piangere dentro. Mia madre lo raccontava con una leggera tristezza, intiepidita ma non umida, secca quasi,come se raccontasse di una visita pastorale presso una persona malata.
Mi raccontò anche di quando tornando dalla scuola, seppe della morte del vecchio nonno e fu mandata dai suoi a mangiare da un'amica e di come il  pranzo di fagioli fosse stato cucinato languido. Il cucchiaio prendeva quel pasto, che ci si aspettava fosse un pasto forte e invernale, condito da odori di casa e di piccolo paese, ma invece era solo freddo, viscido e freddo languore...

Questa necessità di scrivere e di andare a fondo per tirare - come scrive un mio conoscente - le somme, i conti.  Scrivere di dolore senza però appesantire, no!.. nulla di pesante vorrei uscisse. Solo liberazione per me e per mia madre. E per tutte le Donne giostrate dalla famiglia, per quelle che si ribellano così come per quelle più remissive.
Liberazione.
Chissà se la libertà è pesante o leggera? L'immagine è spesso di leggerezza: libertà spesso disegnata come cielo pulito e arioso, come rondini, oppure come farfalle delicate...sì, farfalle, questo è il simbolo che preferisco. Ali che possono solo essere leggere altrimenti non avrebbero un senso, ali come petali su petali e poi c'è anche la storia del bruco che mi piace!

Scrivere e fare uscire nelle parole scritte e ferme la vera essenza del dolore. Mi libero mentre quel dolore si ripete,  piango e mi leggo nello schermo appannato dalle lacrime che lavano gli occhi. "Le lacrime lavano gli occhi" me lo ha detto la mia vicina al piano terra.
Libertà e responsabilità. Libertà è responsabilità, è quindi crescere e andare avanti con quel dolore che si è scoperto che possa creare e costruire. Mi torna in mente Auster e il suo primo romanzo pubblicato col suo vero nome L'invenzione della solitudine e di come , dopo quel suo romanzo, iniziò a scrivere storie che non parlavano esplicitamente di se stesso ma vere storie fantastiche...ecco che dopo la sua liberazione iniziò a parlare in modo collettivo, quindi più diramato, dunque più leggero.
Come lui stesso riporta da Eraclito: "Nella ricerca della verità sii pronto a imbatterti nell'inatteso, perchè essa è difficile da trovare, e, una volta trovata, stupefacente".

Ora mi ritrovo quì, al mio smonto notte pergiunta, a ripensare a  lilith, nome casualmente uscito da una gattina.
Ma il gatto non è nero come la Luna: lilith,  la donna che dà dolore all'uomo e a suo figlio.
La ribelle al volere del padre, la donna discriminata e nominata, la donna che non chiedeva nient'altro che di essere se stessa, di poter esprimere la sua passione, la sua sessualità, il suo getto e ìmpeto soprattutto.
Alcuni angeli sembra la seguissero quando fu scacciata dall'Eden perchè risaputa come donna che ha avuto dolore. Ma da quel dolore creò qualcosa, un simbolo, un sogno o forse una magia.

1 commento:

Maria ha detto...

questo componimento anche se scritto in modo un po' confuso, penso sia quello a cui tengo di più. Lo sento piuttosto leggero per il tipo di contenuti che ha